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Muravera Sarrabus: questo è il nome dell'angolo sud-orientale della Sardegna - una porzione di terra caratterizzata da decisi contrasti morfologici, che concentra, all'interno del suo territorio, monti come il Massiccio dei Sette Fratelli, boschi abitati da cervi e cinghiali, foreste di odorosa macchia mediterranea e spiagge selvatiche... È in questa regione solcata dal Flumendosa che si trova Muravera, abbracciata da colline e da un anello di stagni e rinfrescata dal soffio del maestrale, efficace alleato contro l'umidità.  | | Primo tra i molti punti di forza della località sarda sono le sue spiagge: quella di San Giovanni, ad esempio, perfetta per chi pratica windsurf. Si tratta di un arenile in sabbia quarzosa che separa dal mare lo stagno omonimo; numerose le strutture in dotazione per questa spiaggia.
Di particolare effetto il lido, cromaticamente squillante, di Torre Salinas: nel pieno della campagna, è reso particolare dalla torre ottocentesca di forma quadrata che sorge su un promontorio roccioso.
Ancora, c'è la spiaggia di Colostrai, abbracciata da dune ricoperte da gigli di mare e papaveri gialli e adatta per chi non è un nuotatore esperto, visto che le sue azzurrissime acque presentano fondali non profondi.
Infine, citiamo il lido di Feraxi, raggiungibile tramite strade sterrate e sentieri: un'oasi di pace e di sabbia chiarissima avvolta da una densa macchia mediterranea e rinfrescata dal levante e dal grecale. Deliziosa la pineta limitrofa.
Restando in ambito naturalistico, una particolarità di Muravera sono i suoi stupendi stagni, circondati da una fitta natura e importanti fonti di sostentamento: il sale che si deposita, infatti, nei periodi di siccità, viene raccolto ed utilizzato per uso domestico. | |
Fenicotteri bianchi e rosa, ma anche aironi, cormorani, garzette e molti altri uccelli popolano questi stagni, da visitare assolutamente soprattutto se siamo appassionati di birdwatching.
Altra area di elevato interesse ambientale è la foresta di Baccu Arrodas: qui tra querce, lecci, conigli, lepri, possiamo fare un picnic nelle aree appositamente attrezzate, o passeggiate ecologiche in mountain bike. La foresta montana di Mont'Arbu, invece, è un vivace esempio di macchia mediterranea popolata da cervi e gatti selvatici.
A Muravera, dunque, una natura viva e meravigliosa, ma anche antichità archeologiche: l'antica Murahera, infatti - il cui toponimo deriva dai termini 'mura'( = albero della mora e del gelso) e 'vera' (= coltivato) - annovera molti reperti. Tra tutti spicca la Piscina Rei, risalente al 5.000 a.C., con i suoi 22 Menhirs allineati secondo le posizioni astrali. 42 sono invece i Menhirs che si trovano nel complesso monumentale di Nuraghe Scalas.
La storia comunque ce la raccontano anche i fondali della città: nella zona di Capo Ferrato, ad esempio, ci sono i resti di "Marte", una nave da carico risalente al 1917, spezzata in due parti e tuttora dotata dell'antico cannone. Palma, Salpi e Valdivagna: questi i nomi di altre imbarcazioni che abitano le acque della zona.
I monumenti di Muravera non sono finiti: oltre a bellissime chiese e al Portico in pietra appartenente all'antica famiglia Petretto, un rilievo particolare lo merita la suggestiva "Sa Domu de is Candelajus" (casa dei candelai). Di questa abitazione tipica della regione sarrabese ci colpiranno l'imponente portone in legno, il porticato, il pavimento in pietre levigate, la loggia centrale - locale in cui si tesseva o si ricevevano gli ospiti. Al piano superiore di questa che è ormai una casa-museo si trova il laboratorio per la produzione di candele, da cui deriva il suo nome.
In questo nostro week-end nel Sarrabus possiamo fare il pieno, oltre che di bellezza, anche di bontà: assaggiamo i meravigliosi agrumi, i formaggi dal gusto deciso, la pasta fatta in casa (ad esempio gli gnocchetti "malloreddus"). Annaffiamo il pasto con un bicchiere di Cannonau e concludiamolo con gli ottimi dolci e con un po'di acquavite "Su Filu e Ferru". Per non dimenticare i sapori di Muravera, infine, acquistiamo un barattolo del suo squisito miele - lo troveremo declinato in numerose varietà: di asfodelo, profumato di fiori e con proprietà antispasmodiche; di sulla, perfetto dolcificante; d'arancio, rilassante per eccellenza; di corbezzolo, bruno e amaro, indicato per le affezioni delle vie respiratorie; di cardo, per chi ama i sapori decisi; di eucalipto, che - come possiamo immaginare - è balsamico...
Restando in tema di shopping: non resisteremo ai prodotti d'artigianato - che comprendono vetri disegnati, vasi in terracotta, filati, bronzetti nuragici, specchi - e ai gioielli: monili dalla finissima filigrana, orecchini, collane, "bottoni mammellari" simbolo di fertilità... Bellissimi, poi, i coltelli, multiformi e multimateriale (il manico può essere di corna di muflone, cervo o montone), le maschere carnevalesche dei Mamuthones, i cestini intrecciati e le "launeddas", strumenti a fiato tradizionali suonati nelle feste tipiche...
Il fascino dell'archeologia in una località ricca di natura e tradizioni, e profumata di agrumi: tutto questo è Muravera. Che ci sta aspettando!
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"Domus de janas"
Si chiamano anche "forrus" o "forreddus": sono le oltre 2.000 tombe scavate nella roccia e dalle forme più disparate che, isolate o riunite in necropoli, si trovano in Sardegna, e la cui denominazione principale - Domus de janas - potrebbe significare 'case di Diana', o 'delle fate', o ancora 'delle streghe'. Le "janas", che secondo la leggenda potevano essere sia buone che cattive, vivevano nelle tombe, all'interno delle quali nascondevano i propri tesori, e da qui uscivano soltanto di notte perché non volevano che i raggi solari le abbronzassero, rovinando così il candore leggendario del loro incarnato.
Le antichissime "domus", che risalgono al IV o III millennio a.C., sono espressione della cultura prenuragica di Ozieri, appartenente ad un popolo ciclade giunto in Sardegna via mare, che adorava il Sole, il Toro, la Luna, la Madre Mediterranea. Si tratta di costruzioni accuratissime, con decorazioni molto raffinate e rilievi sulle pareti, e hanno il pregio di essere una diversa dall'altra: alcune, rotonde, hanno il tetto a forma di cono; altre hanno il tetto spiovente e sono dotate di porte e finestre.
In queste tombe scavate nella roccia durissima venivano deposti i defunti, dopo essere stati dipinti con ocra rossa - analogamente a quanto veniva fatto con le pareti della casa - in posizione fetale.
Una fragrante tradizione: il pane
La penna di Grazia Deledda ha raccontato la personale esperienza dell'autrice che, da brava sarda, si alzava prima dell'alba per dedicarsi alla preparazione domestica del pane. Che in Sardegna è molto di più che un semplice alimento: si tratta di un'istituzione, di qualcosa di sacro - basti pensare che, in questa regione, per salutarsi si usa una formula come "Saludi e trigu", che significa: 'salute e grano', o che, dopo i funerali, ci si reca dai familiari del defunto per portargli i "pani de animas".
Le donne di Muravera perpetuano ancora oggi l'antica usanza di preparare il pane in casa, diversificandolo in base alle occasioni di consumo, ai gusti di chi lo mangerà, agli ingredienti utilizzati per ottenere risultati di volta in volta diversi, ma sempre straordinari...
Al pane, prima di essere cotto nel forno a legna, vengono date diverse forme in base alle occasioni di consumo e in base alla classe sociale dei commensali: il pane per le persone di modeste condizioni ha forme essenziali, quello per le persone più ricche risulta molto più lavorato e decorato.
Ecco i pani tradizionali: "Su Xivraxiu", una larga focaccia dalla mollica soffice; "Su Pistoccu", molto croccante, che si consuma dopo averlo intinto nell'acqua; "Su Coccoi", il pane della festa, diviso in piccole porzioni decorate. |
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