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Pantelleria

 

Proviamo ad immaginare: una fittissima trama di sentieri, il cromatismo unico del lago Specchio di Venere, il fascino primitivo di faraglioni, calette e colate laviche, il profumo degli agrumi, un mare trasparente... Ci troviamo in provincia di Trapani, ma ad appena 70 chilometri di distanza da Capo Mustafà, in Tunisia: più precisamente, siamo a Pantelleria. Omero la chiama "Ogigia" (ovvero: 'misteriosa') − quella terra "ombelico del mondo" che fu teatro della passione tra Ulisse e Calipso − mentre Erodoto ci racconta dell'isola di "Kyram", dove le fanciulle compivano un rito collegato al culto delle acque, simbolo di fertilità. Se i Saraceni, poi, parlano di "Ghusiras", e i Fenici la chiamano coi nomi di "Yranim" e di "Cossyra", gli Arabi, nell'ambito della loro dominazione (dal 700 al 1200) ribattezzano l'isola "Al-Quasayra" (e cioè: 'la piccola'), appellativo tuttora utilizzato dai Berberi nordafricani, e "Bent el Riah": figlia del vento. Il soffio di zefiro e dello scirocco non abbandona mai, infatti, questa terra che soltanto nei documenti prodotti dalla Cancelleria degli Angioini viene chiamata Pantelleria. Ad avvicendarsi sul suo territorio, da sempre ambito grazie alla collocazione strategica dal punto di vista commerciale, numerosi popoli, tra cui gli africani Sesioti, attirati dalla possibilità di estrarre l'ossidiana, poi i Fenici, che aprono le danze della viticoltura ed, ancora, i bizantini, autori di splendidi mosaici...

 

83 i chilometri di superficie per Pantelleria, quinta isola italiana per estensione, ricchissima di boschi, di macchia mediterranea, di erica e di fiori. Il patrimonio faunistico − unico in virtù dell'isolamento della bella "Ogigia" − annovera specie in estinzione, come la capra pantesca, il gatto selvatico, il pipistrello, il "colubro ferro di cavallo" (considerato il più bel serpente su scala europea, e diffuso soltanto qui e in Sardegna), la "tartuca" (testuggine greca eccezionalmente presente in colonie selvatiche), l'ape africana, tipicamente scura, e il grillo talpa...


 

 

Sotto un cielo sempre limpido si erge la "Montagna Grande", con i suoi 836 metri di altitudine, regina di tutto il parco omonimo, polmone verde dell'isola dove nidificano la cinciarella algerina e il "beccamoschino", e da cui godere di un panorama meraviglioso sul Canale di Sicilia e sulla costa africana.

Temperature che raggiungono spesso i 40°, poi, avvolgono questa isola chiamata "Perla Nera" in virtù della sua composizione a base di rocce vulcaniche. Il vulcanismo risulta evidente anche nelle fonti termali sottomarine, nelle grotte naturali che producono vapore sulfureo, nei getti di vapore che fuoriescono dalle spaccature laviche... Tra le bellezze naturali pantesche citiamo la macchia mediterranea del Khagiar, ricca di mirto, corbezzoli, erica e lentisco, e che sfocia, a sud dell'isola, nella pineta costituita da querce, pini marittimi e pini di Aleppo.


 

Notevole anche il "Salto della Vecchia", coi suoi 300 metri di strapiombo sul mare e una parete su cui nidificano numerose specie di uccelli marini, e la "Piana di Ghirlanda", giardino isolano circondato da vulcani.

Stupende anche le numerose baie e spiagge: Karuscia, Campobello, Kattibuali, cala Cinque Denti, cala Gadir (dalle sorgenti termali), cala del Levante, cala Rotonda, e poi l'approdo romano di Scauri, la grotta termale di Sateria, cala del Bue Marino... L'ideale è scoprire uno per uno questi luoghi incantevoli a bordo di barche, gozzi o gommoni, che è possibile affittare, o partecipando a uno dei tour organizzati, che effettuano il giro di Pantelleria ed allestiscono delle profumatissime grigliate di pesce a bordo.

 

L'isola "figlia del vento", unica relativamente alla geologia e alla natura che la caratterizzano, non è da meno dal punto di vista architettonico: i suoi abitanti, infatti, in considerazione della vulcanicità del territorio, si sono avvalsi di metodi di costruzione diversi da quelli di ogni altro popolo dell'antichità. Il villaggio fortificato di località Mursia è un perfetto esempio di modello costruttivo preistorico, caratterizzato dall'uso della pietra lavica e dalla realizzazione di copertura a volta delle costruzioni. Oltre alle abitazioni ignifughe, protagoniste tra le architetture pantesche sono le cisterne per la raccolta dell'acqua piovana: sorprendente constatare come ne esistano ancora centinaia di esemplari che, nonostante risalgano a ben 2500 anni fa, risultano perfettamente funzionanti!   

 

Non è possibile, poi, parlare di Pantelleria senza dedicare uno spazio alle bontà per cui è famosa: in primis, i capperi IGP, raccolti esclusivamente tra maggio e settembre, ad inizio fioritura, presupposto necessario per ottenere un risultato ottimale. Indiscutibile vanto dell'isola è, poi, lo zibibbo, ovvero il vino dolce e liquoroso che si ricava dall'omonimo vitigno originario dell'Egitto ed esportato nell'isola dai Fenici. Dai grappoli abbondanti e verdegialli si ricava anche il famoso passito, profumato e di colore ambrato, dalla gradazione alcolica elevata, ottimo con la pasticceria secca.

Visto che ci siamo, tratteniamoci ancora sul pianeta del gusto: la gastronomia di "Bent el Riah", risultante dal mix di tradizioni di popoli diversi, merita di essere scoperta... Il couscous africano, a base di pesce, legumi e verdure, i "mustazzola" arabi, ricche sfoglie ripiene di semola, cannella, spezie, arancia, miele o vino cotto, il "cannateddro", dolce orientale proveniente dall'Oriente: ecco alcune delle specialità tipiche entrate a far parte della cucina pantesca. Grandi protagonisti della gastronomia, ancora, il pesce − ricci, patelle, aragoste, cernie − e i formaggi freschi, in particolare la ricotta e il tumma, sia dolce che salato.

Tra mille profumi − di mirto, passito, capperi... − tra Europa ed Africa, tra sole e vento, ci attende la bellezza lunare ed unica dell'isola "Ogigia", per regalarci un viaggio senza precedenti...


 

Dammusi: reperti storici... da affittare!

Pietra lavica e una struttura tipicamente araba per queste affascinanti costruzioni pantesche di forma cubica: parliamo dei "dammusi", la cui denominazione deriva dal siciliano "dammusu", mutuato dall'arabo "damus", che significa: 'edificio a volta'. Originariamente ognuna di queste costruzioni corrispondeva ad una abitazione composta da due stanze, una per gli uomini e una per gli animali.

Le contrade contadine il contesto spaziale nell'ambito del quale queste costruzioni, risalenti al periodo fenicio e modificate in seguito, si trovano collocate; di forma quadrata e dimensioni ridotte i primi esemplari, che i Romani modificano trasformando il tetto in cupola − impermeabilizzandolo ed isolandolo termicamente tramite trattamento con calce − in modo da convogliare l'acqua piovana in cisterne e creare così dei serbatoi da utilizzare durante l'estate.

Ad avvolgere i "dammusi", creando un effetto certamente suggestivo − osservando dall'alto, infatti, sembra di guardare delle grandi oasi − un'altra tipicità isolana: i giardini panteschi, costituiti da cinte murarie in pietra a secco, dal perimetro circolare, la cui funzione è proteggere dal vento le coltivazioni di agrumi. Tale attenzione non soddisfa soltanto un'esigenza pratica, ma anche culturale, visto che gli abitanti della antica "Bent el Riah" consideravano queste piante i numi tutelari della casa e delle persone che in essa si trovavano.

Gli splendidi "dammusi", tutti ristrutturati e dotati di ogni comfort, spesso anche di piscina, sono disponibili per essere affittati, regalandoci così un'esperienza di vacanza particolarissima, all'interno di edifici dalla storia antichissima...


 

Info utili

 

Come arrivare: in nave da Trapani (compagnie: Siremar Tirrenia, Cossyra, Traghetti delle Isole); in aereo: da Palermo e Trapani (compagnia: Meridiana Airlines)

 

Link utili

http://www.pantelleria.it/

http://www.pantelleria.com/

http://www.pantelleriairport.it/

http://www.pantellerianews.net/