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Catania Splendido e robusto − appellativo meritatissimo, considerando le eruzioni e i terremoti a cui è sopravvissuto − fiore barocco che sorge ai piedi dell'Etna, Catania ci attende, intensa e vivace; a Carlo di Borbone il merito di averla ricostruita nel Settecento, regalandole la bellezza che ancora oggi la caratterizza.
La piacevolezza del clima mediterraneo, che in estate ci regala il soffio della brezza marina, contraddistingue con la sua carezza il territorio catanese, attraversato dal letto sotterraneo del fiume Amenano. I pendii in corrispondenza di piazza Dante, le distese pianeggianti della "Chiana", la riserva naturale del Simeto, prossima allo Jonio: morfologicamente parlando la città siciliana risulta decisamente variegata, e lo spettacolo naturale che offre ai nostri occhi è solo uno dei suoi vanti. Che comprendono, infatti, anche una schiera infinita di monumenti e musei incantevoli, il sapere straordinariamente ricco custodito nelle sue biblioteche, una scena musicale popolata da autori del calibro di Franco Battiato e Carmen Consoli...
Questo diamante siciliano, che abbonda quanto a stimoli artistici e culturali, si è incastonato nella Trinacria in tempi antichissimi; fondato dai coloni greci calcidesi, con il nome di "Katanè", viene poi assoggettato da Gerone I di Siracusa, e, a seguire, da Romani, Ostrogoti, Bizantini, Maghrebini, Normanni, Svevi, e poi Angioini, Aragonesi, Spagnoli, Piemontesi e Borbonici...  | | Del periodo romano sopravvivono attualmente, oltre alle terme − dell'Indirizzo, della Rotonda e Achilliane − e alle necropoli, l'Odeon, con la sua struttura in pietra lavica, ed il teatro.
Le tracce lasciate dalla fase medievale, poi, comprendono la Cappella Bonajuto, risalente all'epoca bizantina, e il Castello Ursino, emblema del potere imperiale svevo, chiaramente rappresentato dall'aquila; la chiesa di Santa Maria di Gesù e il Monastero dei Benedettini, invece, sono ascrivibili al periodo rinascimentale, precedente alla fase artistica che regala a Catania la sua identità: quella barocca. Piazza San Francesco di Assisi, via dei Crociferi, le chiese di San Benedetto e di San Giuliano, il Monastero della Santissima Trinità, il Palazzo degli Elefanti (attuale sede del Municipio): queste sono solo alcune delle molte perle del barocco catanese. Che trova il suo simbolo nella Fontana dell'Elefante, assolutamente d'effetto: il basamento, in marmo bianco, situato al centro di una vasca, anch'essa marmorea; due sculture riproducono i due fiumi catanesi, Simeto e Amenano, sovrastati dalla statua elefantina decorata da un obelisco ottagonale in granito. Ulteriore tocco, in alto, un globo circondato da foglie e palme di ulivo.
Affascinante la storia di questo reperto, detto "U Liotru", la cui denominazione deriva con ogni probabilità dal nome del negromante Eliodoro. Costui, dopo aver inutilmente tentato di diventare vescovo, iniziò a disturbare le funzioni religiose operando riti magici; a lui è da attribuire la realizzazione scultorea dell'elefante, che i catanesi consideravano un amuleto in grado di proteggerli dalle eruzioni dell'Etna. |
Il magico elefante ci attende nella piazza del Duomo, da godere passeggiando in tutta tranquillità, in quanto isola pedonale, e che funge da bacino di confluenza di via Garibaldi, via Vittorio Emanuele e via Etnea. Percorrendo quest'ultima, che è detta "salotto di Catania", si arriva a Villa Bellini, delimitata da ringhiere in ghisa decorata; nel suo giardino subtropicale di ben 70.940 metri quadrati, incredibilmente ricco dal punto di vista botanico, spiccano splendidi esemplari di ficus. Delizioso, infine, il Chiosco dei Concerti in stile moresco.
Oltre alla sua − come abbiamo appena visto − nutritissima lista di monumenti, Catania ci propone anche numerose tipologie di mercati e mercatini − bric-à-brac, oggetti di antiquariato e ottimo pesce fresco, soprattutto nella cosiddetta "Fera o Luni" ('fiera di lunedì') − ma anche spettacoli teatrali, happening culturali e tantissima musica live, e poi la dolcezza della cassata, la freschezza delle granite, la ricchezza della pasta reale, e... beh, e mille altre meraviglie che meritano di essere ammirate dal vivo, nell'abbraccio di questa elegante principessa chiamata "Katanè"...
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"Casa Verga"
La sua penna ha firmato le pagine cardine del movimento verista italiano, tratteggiando con rigore essenziale e con la pregnanza autentica dei regionalismi la quotidianità di pescatori, artigiani, contadini: parliamo di Giovanni Verga, catanese doc. L'autore, infatti, nasce in questa città, precisamente in via di Sant'Anna, a qualche passo da piazza Duomo, in una casa tardosettecentesca di tre piani ora trasformata in casa museo.
Attigua al Museo Regionale allestito nel medesimo edificio, "Casa Verga" è caratterizzata da uno stile lineare e rigoroso; ad accoglierci, la sala d'ingresso che contiene la scrivania utilizzata dall'autore siciliano durante il suo periodo milanese. Nel salotto, invece, è collocato il busto in gesso del Verga, realizzato dallo scultore Bruno, e poi una maschera di cera, custodita in un cofanetto di mogano.
Centro nevralgico di "Casa Verga" è senza dubbio lo studio-biblioteca: un tavolo di noce intagliato, con su, ancora, l'antico e suggestivo tagliacarte a tampone, un bassorilievo in ottone su lastra di marmo, ma, soprattutto, un incredibile patrimonio di volumi, che ammonta a ben duemilaseicento unità, tra testi di Marinetti, Tolstoj, Dostoevskij, Flaubert, Maupassant, Dumas, Zola...
Di notevole interesse anche le varie lastre e pellicole, che, oltre a testimoniare la grande passione dell'autore per la fotografia, rappresentano anche una visibilizzazione dello stile verista: ritraggono, infatti, persone della famiglia dell'autore o contadini al lavoro.
In questa casa museo assolutamente da visitare anche una campana in terracotta, i cappelli e abiti d'epoca contenuti negli armadi, le atmosfere ancora intatte della camera da letto, col suo salottino e un caminetto, e − dulcis in fundo − di fronte al balcone, il leggio dove pare Verga scrivesse stando in piedi...
Tra monumenti, feste e tradizioni: sant'Agata
La chiesa di Sant'Agata al carcere (dove, su una lastra, sono riportate le orme dei piedi della nobile martire), la preziosa cattedrale, realizzata dal Vaccarini, la chiesa di Sant'Agata alla fornace, la Badia: numerosi sono i monumenti catanesi che vogliono ricordare questa figura celebrata in tutta Europa dalla Andalusia a Valencia, dalla Normandia a Costantinopoli fino alla Grecia.
In particolare, le celebrazioni che Catania dedica alla giovane, martirizzata con carboni ardenti, consistono in un evento che dura giorni e attira centinaia di migliaia di persone, tra sacro e profano. Momento clou della festa sono le famose e suggestive "Candelore", che illuminano il percorso della processione con la loro anima spiccatamente barocca: a trasportarle, le categorie cittadine dei "Rinoti" e degli "Ortofluricultori", e poi dei Pescivendoli, dei Fruttivendoli, dei Macellai, dei Pastai, dei Pizzicagnoli, dei Panettieri, dei Vinaioli...
Suggestivo è anche il momento − probabile reminiscenza del culto pagano dedicato alla dea Iside − che vede il busto reliquario della santa trasportato da persone vestite con un sacco.
Di sera, invece, le celebrazioni si snodano sul filone profano, in un'atmosfera calda e coinvolta: i cittadini lasciano la porta di casa rigorosamente aperta, in uno scambio di energia e calore con l'esterno, la musica si spande ovunque e si consumano cibi tipici come torrone, caldarroste e carne di cavallo arrosto.
Ultima segnalazione, nell'ambito di questo evento che i catanesi considerano come il loro capodanno, è la tira della "vara", che vede soprattutto i giovani partecipare e che funge da buon auspicio per tutto l'anno. |
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